I rapporti con gli altri

Liberamente tratto dai libri "Diventa vegan in 10 mosse", edizioni Sonda 2005, e "Vegan si nasce o si diventa?", edizioni Sonda 2011, per gentile concessione dell'editore.

Per molti, la vera difficoltà della scelta veg non è il cibo: mangiare vegan è facile e sappiamo che dai vegetali si può ricavare tutto il necessario. La vera difficoltà è quella di rapportarsi con le altre persone, per vari motivi: il tedio di dover spiegare sempre le stesse cose e di sentirsi ripetere, le stesse domande, da persone diverse, fino alla nausea; la tristezza nel rendersi conto che le persone a cui si tiene non ci seguono nella nostra scelta di rispetto per gli animali; la delusione nel capire che la maggior parte delle persone non tiene abbastanza in considerazione gli animali per decidersi a fare una scelta "diversa dal solito" e quindi continuano a mangiare come prima, anche dopo che abbiamo loro spiegato cosa accade agli animali perché dati "cibi" possano essere prodotti.

Il dover ripetere sempre le stesse risposte alle stesse domande è qualcosa cui, a un certo punto, ci si abitua. Sia perché chi ci sta vicino (la famiglia, gli amici, i colleghi) dopo un po' desiste dal volerci convincere che stiamo sbagliando, o che magari stiamo facendo dei danni alla nostra salute (specie quando vedono che, tutto sommato, siamo ancora vivi e stiamo pure meglio di loro), sia perché impariamo quali sono i comportamenti più adeguati da tenere nel rapportarci con gli altri, cosa aspettarci, come reagire e come rispondere. Esaminiamo qui quali sono le situazioni più frequenti e le domande/osservazioni più gettonate!

I parenti

I parenti, specie quelli più vicini (genitori, sorelle e fratelli, zii che vivono vicini e con cui ci si vede spesso) sono solitamente i più problematici, tra le persone della nostra cerchia con cui trattare.

Le ragioni sono molteplici: prima di tutto, sono le persone che vediamo più di frequente, ogni giorno o più volte a settimana, e con loro spesso condividiamo i pasti (se viviamo ancora assieme, mentre se abitiamo per conto nostro è già molto più leggero, il fardello). Secondo, sono coloro che, a torto o a ragione, pensano di aver più voce in capitolo sulla nostra vita, e quindi ecco che arrivano le prediche e raccomandazioni, che, a onor del vero, non sempre sono fatte solo per rompere le scatole, ma spesso anche per genuina preoccupazione. Terzo, se si tratta di "mamma e papà" avranno qualcosa da dire anche sul fatto che se si vive in famiglia, bisogna fare come dicono loro, non possiamo far perdere tempo a organizzare ogni volta un menu a parte, ecc.

In quest'ultimo caso, la soluzione è semplice: farsi da mangiare da soli, quando serve. Anche se non si ha esperienza di cucina, conviene farlo, anzi, il cambiamento di alimentazione è proprio la spinta giusta per iniziare a cucinare. La cosa migliore è, dopo qualche esperimento per imparare a cucinare qualche piatto davvero buono, cucinare qualcosa per tutti, magari nei fine settimana (se in settimana non si riesce per motivi di studio o lavoro). Vedrete che la famiglia apprezzerà, sia l'impegno che il buon cibo che offrite!

Dalla famiglia più allargata (zii, cugini) di solito si hanno meno osservazioni, anche se sicuramente vi capiteranno domande del tipo "ma questo puoi mangiarlo?" per sapere cosa possono offrirvi quando vi invitano a pranzo.

In alcuni casi ci sono invece maggiori difficoltà, ma questo dipende sostanzialmente dal carattere delle persone che vi stanno attorno, ma anche dal modo in cui voi reagite. Il problema è che alcune persone, di fronte a una cosa nuova, di fronte ad argomenti che non conoscono, anziché cercare in buona fede di saperne di più, devono subito dare giudizi basati sull'ignoranza. Spesso questo succede per un qualche senso di colpa che sentono dentro, anche se non lo ammetterebbero mai.

Il consiglio à di non metterti a discutere con tutti, specie con la famiglia, non serve e fa solo peggio. Se chiedono il "perché?" della scelta vegan, ma si capisce che non è per saperne davvero di più ma solo per esprimere giudizi e fare prediche non richieste, basta dir loro semplicemente che è una scelta cui si è arrivati informandosi su tante cose, e che non si può spiegare in due parole, e che se davvero sono interessati allora gliela spiegheremo con calma in un altro momento. Il trucco consiste nel rimandare sempre, nel frattempo loro si abituano, e non romperanno più le scatole :-)

Un altro modo utile è tenersi a portata di mano alcune copie di materiali informativi cartacei sulla scelta vegan. Li si può dare a chi ci stressa con le solite domande dicendo: "Ecco, qui ci sono un po' di spiegazioni, se ti interessano, ne parliamo poi a voce in un altro momento, ma solo se vedi che la cosa ti interessa davvero, altrimenti quel che è scritto lì è sufficiente.". In questo modo si evita di farsi il sangue amaro per nulla, ed inoltre le persone si sentono meno sotto accusa se semplicemente leggono una cosa, piuttosto che sostenere una conversazione.

In special modo con la famiglia, è importante evitare di reagire in modo arrabbiato, ma occorre invece "essere superiori" a loro, nel senso di stare tranquilli e distaccati di fronte alle loro affermazioni senza senso, o alle domande sempre uguali.

Anche quando si è in una situazione di parenti davvero pesanti e poco educati, dalle tante esperienze che negli anni sono state raccolte da molte persone, risulta che la situazione si risolve nel giro di pochi mesi, e spessissimo tutta la famiglia inizia come minimo a fare minor uso di carne e a dar ragione al neo vegan. Alcuni riescono a veganizzare parte o tutta la famiglia, e in questo caso tanto di cappello, perché la famiglia è davvero l'ambiente più ostico in cui fare diffusione vegan; però molto dipende dal carattere delle singole persone e dalle loro sensibilità.

Anche quando la famiglia si è abituata e non "rompe" più, rimane il problema di consumare insieme i pasti, magari tutti i giorni, oppure durante le festività. Il problema nasce perché capita di vedere portati in tavola i corpi degli animali fatti a pezzi e cucinati. All'inizio non pesa molto, perché fino a poche settimane o mesi prima li mangiavamo anche noi: continueremo a vedere quelle "cose" come cibo, un cibo che non mangiamo perché sappiamo quello che c'è dietro, ma pur sempre un cibo. Quando iniziamo a non considerarlo più così, ma come animali fatti a pezzi, allora pesa, e molto, stare a tavola con chi li mangia, soprattutto quando è la propria famiglia a farlo piuttosto che amici o conoscenti.

Per questo problema non esiste purtroppo una soluzione. Se si mangia ogni giorno a casa, si può farlo in orari diversi, però il resto della famiglia potrebbe non prenderla bene. Se si mangia assieme solo ogni tanto, si può chiedere ai propri famigliari il "favore personale" di astenersi dal mangiare animali in quel pasto: dopotutto, si spera che nessuno sia così drogato di carne da doverla mangiare a ogni pasto. Da parte loro sarebbe un bel gesto, ma non sempre avviene, a meno che non abbiamo voglia di spiegare quanto ci faccia star male vedere la "carne" in tavola. Chi non è veg non può capirlo da solo, dobbiamo spiegarlo noi.

Sul tema "famiglia", un'ultima riflessione per l'aspirante vegan che vede questo aspetto come bloccante: ci sono ragazzini di 12 anni, o anche bambini di 10 anni, che fanno questa scelta e non si fanno convincere dai genitori a cambiare comportamento. Quindi, se voi di anni ne avete 15 o 20, anche se vivete in famiglia... non potete tirare in ballo il fatto che "mamma e papà non vogliono". Se perfino i bambini riescono a far rispettare la loro scelta, significa che siete voi che non volete farla, non "mamma e papà".

Sul lavoro, all'università, a scuola

in ufficio
a scuola

Per certi aspetti è più semplice avere a che fare con colleghi e compagni di studi, perché chi non fa parte della nostra famiglia ha meno "autorità" su di noi e in buona sostanza possiamo anche disinteressarci bellamente di quel che dice, però è anche vero che a volte passiamo molto più tempo con colleghi o compagni che non con i parenti.

Con amici, colleghi e compagni di scuola può succedere di uscire a cena o di mangiare in mensa assieme. Durante i pasti il problema è duplice: vediamo gli altri strafogarsi di ciò che per noi è un cadavere, e ci stiamo male; oppure veniamo condotti in posti "solo-carne" o "solo-pesce" in cui non troviamo nulla da mangiare. Il primo problema non è risolvibile, perché gli amici non necessariamente saranno così attenti da mangiare vegan ogni volta che andremo a cena fuori. Quindi sta a voi decidere se volete andarci lo stesso o no. Il secondo è invece più facilmente risolvibile, perché è veramente difficile trovare un ristorante in cui non ci sia nulla di vegan e se i vostri amici vanno a scegliere proprio quello, ingiungete loro di non farlo mai più! La cosa più semplice è andare in pizzeria: si spende meno e ci sono tante possibili scelte. Una pizza senza mozzarella e con varie verdure o funghi, o carciofini ecc. ecc. è molto buona e sempre disponibile.

Quando si mangia fuori non ci sono situazioni difficili o particolarmente stressanti. Letture del menu più attente della media e richieste al cameriere sugli ingredienti, quello sì, ma niente di trascendentale.

Se capita di mangiare in mensa, non ci sono difficoltà, di solito c'è sempre una scelta di verdure cotte e crude, basta abbondare con quelle, e poi scegliere un primo con un condimento vegan e quando non c'è optare per pasta o riso al pomodoro o in bianco. Basta aggiungere un po' di olio d'oliva e portarsi sempre dietro un sacchettino di lievito in scaglie: un cucchiaino renderà buonissima la vostra pasta in bianco. Costa poco, non va tenuto in frigo, è leggerissimo. Non fatevelo mancare :-)

Per quanto riguarda l'aspetto "sociale", possono capitare alcune domande la prima volta che un collega o conoscente viene a sapere che siamo vegan (magari dopo un anno e più in cui non se n'era manco accorto), ma niente di problematico. Anzi, può capitare che colleghi, conoscenti, ecc. con cui magari abbiamo una conoscenza molto superficiale chiedano informazioni per diventare vegetariani o vegani (e ovviamente in questo caso il consiglio da dare è sempre di diventare vegan, spiegando bene i motivi).

Insomma, in questo ambito si può davvero fare molta divulgazione utile, basta solo fare attenzione a distinguere tra chi ci fa domande perché è davvero interessato, e chi invece solo per provocare o perché si diverte a dire cose stupide e "rompere" (in modo molto infantile): in questo secondo caso, meglio non perdere tempo a spiegare, ma rispondere tagliando corto con qualche battuta sarcastica che freddi il nostro interlocutore!

Le solite domande...

punto di domanda

Nel corso dei vostri anni da vegan (o da vegetariani prima e vegan poi), vi sentirete porre innumerevoli volte le stesse domande, le cosiddette FAQ (Frequently Asked Questions, cioè Domande Poste Frequentemente). Non sono tante, come varietà, ma sono molto, molto frequenti, ve lo assicuriamo! Dato che sono sempre le stesse, dopo un po' sarà impossibile cogliervi impreparati!

Qui vi proponiamo alcune risposte collaudate nel corso di anni, magari in qualche occasione vi potranno tornare utili, anche se ciascuno risponde in base al proprio carattere.

Attenzione: queste sono le risposte "serie", cioè quelle da dare quando il vostro interlocutore desidera davvero saperne di più e non vi sta solo prendendo palesemente in giro. Non è che siccome siete vegan dovete fare i martiri ed essere educati con tutti, e rispondere sempre in modo gentile: ci sono casi in cui rispondere per le rime ci sta più che bene. O altri casi in cui una rispostina sferzante e sarcastica è più adatta di una seria. Ma non dubitiamo che quelle vi verranno spontanee!

Se non alleviamo questi animali, si estingueranno!

A questa "obiezione" vi sono varie risposte. Innanzitutto, il problema che da vegan ci si pone non è certo un problema di estinzione della specie, ma di sofferenza dei singoli individui. Inoltre, questi animali vengono fatti nascere e allevati solo per essere uccisi, non sono animali che vivono in natura. Si tratta di specie inventate dall'uomo, che in natura non esistono proprio. Esistono delle specie selvatiche che somigliano loro (i cinghiali, i bufali, vari uccelli, le lepri ecc.), e che continueranno ad esistere, se l'uomo le lascerà in pace. Infine, far nascere degli animali con il solo scopo di tenerli prigionieri e poi ammazzarli non può essere certo visto come un servigio reso loro o alla loro specie. Molto meglio non farli nascere affatto.

Ma se non uccidiamo gli animali per mangiarli, non ci sarà più spazio per noi sulla Terra!

Questa obiezione è esattamente l'opposto della precedente, ma è basata su un'incomprensione di fondo molto simile: questi animali non esistono in natura, siamo noi che li facciamo nascere. Non è che esistono, si riproducono in maniera incontrollata, e noi li dobbiamo ammazzare affinché non arrivino a sopraffarci. Al contrario, siamo noi stessi che, facendoli nascere e allevandoli, rubiamo spazio alle specie selvatiche e alla natura, per far posto a questi animali: il 24% delle terre emerse del pianeta è usato per nutrire bovini (metà di queste terre sono occupate dai bovini, l'altra metà dalle coltivazioni per nutrirli in allevamento), e se contiamo anche il resto di animali d'allevamento la percentuale cresce.

Ma non fai del male alle mucche se non le mungi?

No. Le mucche, se lasciate vivere libere, non hanno alcun bisogno di essere munte. Le mucche producono latte quando partoriscono un vitellino, come le donne producono latte quando partoriscono un figlio. E, come le donne non necessitano di essere munte, perché il loro latte serve da nutrimento per il loro figlio, lo stesso succede alle mucche. Quel che accade negli allevamenti è che il vitello viene portato via alla madre appena nato (per essere allevato per 6 mesi e poi macellato) e il latte della mucca viene munto e venduto. La mucca è costretta a produrre una quantità di latte pari a 10 volte quella che produrrebbe per nutrire suo figlio, con conseguente ingrossamento abnorme delle mammelle, mastiti (infezioni alle mammelle), e quindi grande sofferenza. Va inoltre aggiunto che la mucca "da latte" viene ingravidata artificialmente una volta l'anno, perché per produrre latte deve partorire, altrimenti ovviamente non lo produce. Questo per 3-4 anni, poi viene macellata perché non abbastanza produttiva.

Leggi il sito InfoLatte.it per ulteriori informazioni su come vengono prodotti latte e formaggi.

Gli animali sono stati allevati per fornirci cibo: "Sono allevati apposta"!

Questa affermazione è veramente disarmante. Sembra sottintendere che, se ammazziamo degli animali che vivono in natura, compiamo un atto condannabile, mentre se ammazziamo animali che abbiamo fatto nascere noi stessi, abbiamo tutto il diritto di farlo. Come spiegare che questo punto di vista non è così scontato e universalmente riconosciuto, ma è del tutto antropocentrico (cioè da per scontato che gli umani siano al centro dell'universo)?

Noi non siamo padroni degli animali. Gli animali sono esseri sensibili, non oggetti che possiamo usare a nostro piacimento. Non abbiamo il diritto di farli nascere, allevarli in prigionia tra mille sofferenze, e alla fine ammazzarli. Ne abbiamo il potere. Ma ciò non significa averne il diritto. Se noi non li facessimo nascere, non esisterebbero, certo. Ma questo non ci dà il diritto di ucciderli. Meglio non farli nascere affatto. Se li facciamo nascere per torturarli e ucciderli, abbiamo una responsabilità e una colpa ancora maggiore sulle nostre spalle.

Gli animali trasformano i vegetali che non possiamo mangiare in carne che possiamo mangiare

Questo poteva essere vero in teoria, ma solo secoli fa. Ora non è più così, ma avviene invece il contrario. Come premessa va detto comunque che, anche se fosse così, non sarebbe lo stesso lecito, da un punto di vista etico, ammazzare gli animali, perché non ne abbiamo bisogno, possiamo ricavare tutti gli elementi nutritivi necessari dai vegetali, non abbiamo bisogno che altri animali li trasformino in nostra vece. Tutti gli aminoacidi essenziali sono già presenti nei vegetali.

Detto questo, oggi gli animali vengono nutriti per lo più a cereali e soia, alimenti che si potrebbero usare in maniera molto più efficace per il consumo diretto umano. Un ettaro coltivato a cereali produce cinque volte più proteine di un ettaro destinato alla produzione di carne; i legumi (fagioli, piselli, lenticchie) ne producono 10 volte di più. Anche i bovini allevati a pascolo non fanno altro che rubare terra all'agricoltura, o alle foreste, comprese quelle tropicali (nella foresta Amazzonica l'88% dei terreni disboscati è stato trasformato in pascolo), provocando desertificazione e cambiamenti climatici.

A oggi gli occidentali si possono ancora permettere questo smodato consumo di carne perché sfruttano la terra dei paesi del Sud e dell'Est del mondo che hanno un consumo di carne di molto inferiore. Se tutti consumassero tanta carne quanta ne viene consumata dagli abitanti dei paesi ricchi, non basterebbero tutte le terre emerse per garantire pascoli e mangimi per tutti gli animali. Mentre con le terre coltivate già oggi disponibili, si potrebbe nutrire una popolazione vegana ben superiore all'attuale popolazione mondiale, senza alcun problema di fame nel mondo.

Ah, sei vegetariano, allora mangi solo pesce?
Ma il tonno lo mangi? Nooo? Ah già! Per via dei delfini...

Vegetariano = chi esclude dalla sua alimentazione tutta la carne, di mammiferi, volatili, pesci, molluschi, crostacei e di ogni altra specie. Chi non mangia animali terresti, ma si nutre di pesci non è vegetariano. Un vegetariano non fa distinzione di specie: un delfino non è più importante di un tonno, entrambi meritano di vivere la propria vita lontani dall'influenza umana.

Ma così i macellai rimarranno senza lavoro!

Il passaggio da un mondo smodatamente carnivoro a uno totalmente vegano, se mai avverrà, sarà graduale, e non avverrà certo nel giro di pochi anni. Perciò vi sarà tutto il tempo per le future generazioni di scegliere lavori diversi. Diminuiranno i macellai, e aumenteranno altri tipi di lavoratori: fruttivendoli, addetti alla preparazione di pasti vegani ecc. Così come nel corso dei secoli alcuni mestieri sono scomparsi e ne sono comparsi altri.

Mangiare carne è naturale

Che sia o meno naturale, è da dimostrare. Che cosa significa poi, "naturale", in quale contesto, tempo e luogo?

Può essere naturale per alcune tribù che oggi vivono ancora allo stato primitivo, ma, anche in questo caso, solo una piccola parte della loro dieta sarà basata sulla carne, mentre la parte più consistente sarà basata su frutta, radici, bacche, come è successo per i nostri progenitori. L'unica eccezione potrebbero essere gli eschimesi. Ma noi non stiamo parlando degli eschimesi, o dei popoli primitivi. Stiamo parlando di qui e ora. Qui, nei paesi ricchi. Ora, nel mondo moderno. Cosa vi è di naturale nell'allevamento di animali, e nei macelli? E cosa vi è di naturale, nelle nostre vite?

Anche se l'uccisione di animali per cibarsi delle loro carni fosse naturale (ma non lo è, perché gli allevamenti intensivi e le catene di smontaggio sono quanto di meno naturale possa esistere sulla Terra), non vediamo motivi per aggrapparsi a questa "naturalità". Tiriamo in ballo il naturale solo quando ci fa comodo per giustificare le nostre abitudini? Possiamo anche farlo, ma non possiamo fingere che questo sia onesto e coerente.

La nostra è una scelta basata sull'etica, ma anche su ragioni sociali, salutiste ed ecologiste. Eccola qui, la Natura. Vi sta a cuore? Non distruggetela con allevamenti intensivi!

Ma allora anche le carote soffrono!

Innanzitutto, i vegetali non hanno un sistema nervoso, e quindi, anche se sicuramente sono in grado di reagire agli stimoli esterni, non possiamo catalogare queste reazioni come sentimenti.

Se anche così fosse, sarebbe un motivo in più per nutrirsi direttamente di vegetali anziché di cibi animali, perché per "produrre" carne la quantità di vegetali usata è molto maggiore di quella necessaria per il diretto consumo umano.

Inoltre, abbiamo molti dubbi sul fatto che chi pone questa domanda abbia davvero a cuore la sofferenza dei vegetali: se è così insensibile da non aver problemi ad ammazzare animali per cibarsene, quando gli animali sono palesemente esseri senzienti che soffrono, perché dovrebbe farsi problemi ad addentare una carota? Una critica del genere fatta a un vegano potrebbe essere presa sul serio solo se provenisse da un fruttariano. Un fruttariano si ciba solo di frutta, e così facendo non causa né morte, né danno alle piante, perché la frutta si stacca dalla pianta in modo naturale. Chi è veramente interessato alla sofferenza delle piante, dovrebbe fare questa scelta.

Se l'obiezione è invece sollevata per "dimostrarci" che non siamo coerenti fino in fondo nella nostra scelta, lasciateci rispondere "Da che pulpito vien la predica"! Chi non si preoccupa minimamente di arrecare sofferenza agli altri può star tranquillo e non essere accusato di incoerenza perché ogni cosa che fa è lecita, è la coerenza del menefreghismo. Chi invece si preoccupa di causare il minor danno possibile deve essere "perfetto", pena il venir tacciato di incoerenza. Molto comodo!

Ma lasciateci dire che a noi della coerenza importa ben poco. Ci importa di fare il più possibile per minimizzare la sofferenza che arrechiamo, e il fatto di non poter essere perfetti non è certo una ragione per indurci a non fare niente del tutto.

Anche gli animali si uccidono tra loro per mangiare!

Alcune specie animali ne uccidono altre per cibarsene, la maggior parte delle specie invece è erbivora (e qualcuna onnivora, potendosi nutrire, quando capita, di cibo animale). Perché dobbiamo prendere ad esempio i carnivori, e non gli erbivori (frugivori, nel nostro caso), a cui somigliamo di più per conformazione dell'intestino, della dentatura, degli arti? Inoltre, gli animali veramente carnivori non hanno scelta. Il leone non può nutrirsi di frutta, ne morirebbe, e non ha la possibilità di coltivare cereali e legumi. Noi sì, e abbiamo la possibilità di scegliere. Quindi la responsabilità è solo nostra, non della "Natura".

Allora dovresti camminare sollevato da terra per evitare di pestare gli insettini!

Come già detto, non è importante essere perfetti, non pretendiamo di esserlo. È molto facile la coerenza del menefreghismo. Preferiamo l'imperfezione di chi fa del suo meglio. Aggiungiamo solo che è ben diverso uccidere involontariamente degli insetti, durante il corso della nostra normale vita, e imprigionare, torturare e uccidere scientemente animali capaci di sentimenti.

Se devi prendere l'integratore di B12, essere vegan non è naturale!

Qui sotto riportiamo una risposta breve, per un articolo più approfondito su come viene prodotta la vitamina B12 si rimanda a La B12, questa sconosciuta.

La vitamina B12 è l'unica sostanza nutritiva che manca nella dieta vegan, o in quella latto-ovo-vegetariana con apporto ragionevolmente basso di alimenti di origine animale (se nella dieta latto-ovo-vegetariana il contenuto di alimenti animali, cioè latte, formaggio e uova, è talmente alto da soddisfare la quantità di B12 richiesta, significa che si sta seguendo una dieta altamente squilibrata, estremamente ricca di alimenti animali e quindi dannosa per la nostra salute).

In una ipotetica vita "in natura", se ci cibassimo di verdure e radici che crescono spontanee, senza lavarle e disinfettarle né aggiungere alcuna sostanza chimica al terreno, la vitamina B12 la troveremmo proprio nelle radici, proveniente dai batteri che vivono nel terreno. Non vivendo in natura, questi batteri vengono "coltivati" appositamente (solitamente in un substrato di carboidrati, ad esempio melassa) e poi la vitamina B12 che essi producono viene inserita in una compressa. In sostanza, si tratta di usare i batteri per produrre una sostanza utile al nostro organismo, esattamente come si usano i batteri per produrre lo yogurt (tra l'altro lo yogurt vegetale, a base di soia, ha tutti i benefici dello yogurt "di mucca" senza gli aspetti dannosi del latte animale).

Consumare la vit. B12 prodotta in questo modo non ha dunque nulla di diverso, dal punto di vista di quanto "naturale" è il procedimento, dal consumare uno yogurt, cosa normalissima che tutti sono abituati a fare. E molto più innaturale assumere la vitamina B12 dalla carne o altri cibi animali, perché per ottenere questi "prodotti" vengono impiegati animali tenuti in condizione totalmente innaturali, imbottiti di sostanze chimiche, antibiotici, altri farmaci, integratori di ogni tipo compresa la vitamina B12 stessa! Quindi, non prendere una compressa di B12 prodotta dai batteri coltivati sulla melassa, ma mangiare invece una fetta di carne o di formaggio prodotto da un animale tenuto in uno stabilimento di allevamento intensivo, cui a sua volta è stata somministrato un integratore di B12 e in più svariate altre sostanze chimiche e farmaci... non è esattamente una scelta logica e razionale, né furba, e certamente è ben lungi dall'essere "naturale"!

Da un punto di vista prettamente "salutistico", possiamo stare tranquilli, non esistono rischi di sovradosaggio e inoltre consumare cibi animali per assumere da essi la B12 è un paradosso, perché sono dannosi per la salute molto di più di quanto lo sarebbe una ipotetica mancanza di B12. Infatti, una eventuale carenza di B12 si riscontra facilmente dagli esami del sangue, e in quel caso basta prendere una compressa di integratore a dose alta una volta al giorno per 1-2 mesi, e il problema è risolto; al contrario, un consumo quotidiano di alimenti animali per decenni causa problemi estremamente più gravi, e spesso non risolvibili.