Come mi vesto?

Una volta compiuta la scelta vegetariana o vegan, occorre fare attenzione alle etichette non solo quando si va al supermercato, ma anche quando si va a comprarsi una giacca o un paio di stivali. Quali sono le materie prime a cui porre particolare attenzione? Ovvio che le pellicce non rientrano nell'abbigliamento di un vegan etico, ma certo quelle sono facili da evitare. Anche se bisogna fare attenzione in particolare agli inserti di pelliccia (polsi, cappucci) dei giubbini invernali: magari si pensa che siano sintetici, ma spesso non lo sono. Nel dubbio, evitateli!

Ciò che non è così facile evitare sono tutti i prodotti in pelle. Le scarpe, in primis, ma anche le borse, i giubbotti, e le varie guarnizioni degli abiti, i divani. Basta solo fare attenzione a quel che si compra, per abiti e giubbotti, leggendo le etichette, e preferire le alternative in alcantara o "finta pelle", mentre per le scarpe, il problema si fa più difficile, perche' nei negozi "normali" quasi tutte le scarpe sono in pelle (tranne quelle estive).

Attenzione a una cosa: non è che la pelle si può tranquillamente usare "perché tanto l'animale non viene ucciso apposta" e una volta morto per finire nelle pance altrui tanto vale usare il suo cadavere... no, no. In primis, perché non lo fareste mai con la pelle del vostro gatto, no? In secondo luogo, perché gli allevatori guadagnano tanti bei soldini con questo commercio, e non vorrete mica dar loro dei soldi, dopo che hanno ucciso l'animale?!

Le scarpe


Esistono materiali sintetici, come la Lorica e il Vegetan che sono traspiranti e morbidi, e permettono di confezionare ottime scarpe. D'estate è più facile, perché basta usare scarpe di tela che si trovano anche al mercato.

Oltretutto, l'industria conciaria è una della più inquinanti, e quindi, rinunciando alla pelle si grava meno sull'ambiente.

Nei negozi piu' grandi a volte si possono trovare scarpe non in pelle, basta chiedere ai commessi. Esistono in Italia, inoltre, tre negozi che vendono una linea di "scarpe vegetariane" di produzione italiana, uno a Verona, uno a Milano e uno a Vercelli, ma gli acquisti si possono fare anche online.

...di Romeo

Calzature vegetariane distribuito da Franca Calzature.
Via Walter Manzone, 25
13100 Vercelli
tel 0161-58334
Via Crispi, 18
13100 Vercelli
tel 0161-251160
www.diromeo.it - info@diromeo.it

Le scarpe di Linus

Linea non violenta di calzature ed accessori realizzati con i migliori materiali alternativi alla pelle.
Via Teatro Filarmonico, 3
37122 Verona
tel 045-8010922 Fax 045-593203
www.lescarpedilinus.it - fabio@lescarpedilinus.it

Veg Italian Style

Una piccola realtà, gestita da vegetariani, che propone una linea di scarpe indirizzata ai vegetariani e tutti coloro che credono che la sofferenza animale debba essere evitata sempre. Le scarpe Veg Italian Style si possono trovare a Milano in via Copernico n. 41 presso il punto vendita di "Associazione Progetto Gaia".
www.vegitalianstyle.it - info@vegitalianstyle.it

Inoltre, nella pagina di Ricerca Negozi di VeganHome si possono cercare negozi diversi da questi, nella propria citta', che siano abbastanza vegan-friendly.

Come riconoscere le scarpe veg



Per riconoscere le scarpe acquistabili nei negozi non specializzato in scarpe vegetariane occorre far riferimento all'etichetta che contiene le informazioni sulla composizione delle 3 parti della calzatura: tomaia, rivestimento della tomaia e suola interna, suola esterna.

I simboli dei materiali utilizzati generalmente nel commercio di calzature sono quattro: il primo identifica il cuoio ed è costituito dal disegno in miniatura di una pelle conciata intera. Il secondo identifica il cuoio rivestito (è considerato un materiale più scadente) ed il simbolo è un disegno in miniatura di una pelle conciata intera con un buco romboide al centro. Il terzo identifica le materie tessili naturali e sintetiche o non tessute. E' costituito da un disegno raffigurante una specie di reticolato. Il quarto identifica ogni altro materiale come para o gomma. E' costituito da un semplice rombo. Solo questi ultimi due simboli identificano dunque dei componenti non animali.

Il problema è che le informazioni devono riguardare l'80% del materiale mentre per il restante 20% non è necessario specificare il materiale usato. In molti casi vengono utilizzati sottopiedi che contengono polveri di cuoio, come pure i puntali e i contrafforti che, essendo inseriti tra la tomaia e la fodera non possono essere individuati.

Una calzatura che presenti l'etichetta dell'immagine a lato, potrebbe quindi contenere il 20% di materiale di origine animale! E' importante quindi cercare di capire "a occhio" se è possibile che essa lo contenga, e se non si è sicuri è meglio non acquistare il prodotto.

[Il testo di questo paragrafo, e le immagini usate, sono stati tratti dal sito "... di Romeo", www.diromeo.it ]

La lana


Un altro "ingrediente" problematico dell'abbigliamento è la lana: molti pensano che la lana sia prodotta in maniera naturale e non cruenta. La realtà è molto diversa. Poche settimane dopo la nascita, alle pecore viene tagliata la coda senza anestesia, mentre per gli agnelli si procede alla castrazione. La tosatura viene praticata senza nessuna cura per gli animali, spesso con mezzi meccanici che provocano dolore e ferite; molte pecore soffrono il freddo e si ammalano perché esposte alle intemperie dopo le tosature eseguite in pieno inverno.

Quando le pecore iniziano a produrre meno lana sono mandate al macello e sostituite con animali più giovani e redditizi. Pensare di rinunciare alla lana sembra un cosa un po' strana, e difficile, ma in realtà vi sono molti materiali che si possono usare al suo posto: il velluto, che è fatto di cotone o materiali sintetici; la ciniglia di cotone; la calda flanella; il pile, caldo, morbido e leggerissimo. Ne esiste anche in forma di filato, per cui si possono realizzare maglioni a ferri, proprio come si fa per la lana. E lo stesso vale per la ciniglia.

I piumini

Leggete attentamente la composizione delle trapunte per il letto e dei giacconi imbottiti: evitate quelli col "ripieno" di piume! Le piume vengono strappate alle oche senza alcun riguardo, e soprattutto senza anestesia. Lo spiumaggio inizia quando il pulcino ha otto settimane e viene ripetuto ogni due mesi fino a quando la qualità delle piume comincia a risentirne. A questo punto le oche sono uccise per la loro carne, o sottoposte a un altro tormento: per settimane vengono iperalimentate forzatamente, con un imbuto infilato nel becco, affinché il loro fegato si ammali per eccesso di grasso, e poi vengono uccise per la produzione del "paté de foie gras", vale a dire "paté di fegato grasso". Le piume d'oca possono oggi essere facilmente sostituite con imbottitura sintetica, come ad esempio il Fibrefil, sia nei giacconi che nei piumoni da letto.

La seta

Anche la seta nasconde morte: i piccoli bachi vengono bolliti vivi per estrarre la seta dei loro bozzoli! Al posto della seta si possono usare alternative vegetali o sintetiche come la viscosa.

Prodotti per l'igiene personale e della casa, e cosmetici

(parzialmente tratto da "Diventa vegan in 10 mosse", Edizioni Sonda, 2005, per gentile concessione dell'editore)



Tutti ormai han sentito parlare di cosmetici e detersivi "non testati su animali". Quando la scelta veg si fa per motivi etici, occorre stare attenti anche a questo genere di prodotti. Ma cosa significa "non testato su animali"? A oggi (e così sarà fino come minimo al 2009, ma probabilmete anche ben oltre) è obbligatorio per legge eseguire dei test sugli animali per gli ingredienti dei prodotti cosmetici e per l'igiene della persona, prima di mettere in commercio un prodotto. Visto che quello del test su animali è un obbligo di legge, come può un prodotto dirsi senza crudeltà? Per convenzione, definiamo così quei prodotti che rispettano uno Standard internazionale, secondo il quale una ditta deve:

Le etichette che si trovano sui cosmetici e detergenti non danno alcuna indicazione sull'adesione o meno a questo Standard, quindi non hanno alcun valore circa la "non crudeltà" del prodotto.

Inoltre, quando gli ingredienti derivano da sfruttamento e/o uccisione di animali, anche se non testati, non sono comunque vegan. Si tratta di: grassi animali, oli animali, gelatina animale, acido stearico, glicerina, collagene, placenta, ambra grigia, muschio di origine animale, zibetto, latte, panna, siero di latte, uova, lanolina, miele, cera d'api.

Come fare dunque a sapere quali prodotti comprare e quali evitare? Si deve sempre e comunque far riferimento a una lista di aziende "positive", che però è in continua evoluzione... quindi, sia per la lista che per i dovuti approfondimenti, rimandiamo al sito www.consumoconsapevole.org. Possiamo dire in generale che nessuno dei prodotti che si trovano al supermercato vanno bene, mentre molti di quelli che si trovano in erboristeria sono adatti.

Ma se non riuscite ad avere tutto "senza crudeltà" nella vostra borsa della spesa, non disperate: ogni sforzo in più, va bene, a nessuno viene chiesto di essere perfetto!